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Assogestioni, saluto amaro di Messori «Il settore è serbatorio per le banche» PDF Stampa E-mail
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«Il rischio è che il settore dei fondi di investimento sia un serbatoio per le banche, che si allarga quando hanno un eccesso di liquidità e si assottiglia quando ne hanno carenza. è un dato strutturale».

Marcello Messori, al termine del suo mandato alla presidenza di Assogestioni, fa un’analisi del settore e osserva: «In questi 3 anni non sono riuscito a convincere i miei associati che cambiare questo stato di cose potrebbe contribuire alla crescita del Paese». Se questa è stata una priorità per Messori, «l’interesse degli associati è soprattutto per la riforma del regime fiscale dei fondi».

Messori ha deciso di non ricandidarsi alla presidenza, anche se precisa di non pensare «che il settore sia in un vicolo cieco».

L’economista ha indicato tre vie che potrebbero portare a risolvere il conflitto tra produzione e distribuzione: il consolidamento del settore, con sgr controllate e distribuite da più banche, la specializzazione delle sgr e la diffusione di promotori indipendenti. Il testimone alla guida di Assogestioni passerà il 19 marzo e il consiglio direttivo ha già candidato alla carica Domenico Siniscalco. Se molta strada resta da fare, Messori ha rivendicato il percorso nei suoi tre anni di presidenza, dalla collaborazione con le autorità di mercato alla presenza nella governance delle società quotate, alla predisposizione di un codice di autodisciplina che sarà sottoposto alla prossima assemblea di Assogestioni.

Passi avanti dell’associazione anche sul discorso fiscale, ha detto Messori, dove «a livello tecnico è ormai condiviso che il passaggio dalla tassazione del maturato a quella del realizzato non comporti oneri per l'erario». Ma ciò che il presidente uscente sente più come risultato mancato è «il non essere stati in grado di incidere veramente nell’area di offerta del risparmio gestito: il rapporto tra produzione e distribuzione».

Messori ha illustrato una serie di dati strutturali che mostrano le famiglie italiane, rispetto a quelle europee, più investite in obbligazioni bancarie e meno in fondi comuni o prodotti previdenziali, cosa che priva l’Italia di importanti categorie di investitori istituzionali. Le banche, azioniste delle sgr, si trovano al centro di questo meccanismo finalizzato al finanziamento delle imprese che non trovano sul mercato soluzioni alternative.

Intanto, Assogestioni è al lavoro per presentare le liste di minoranza nelle assemblee di aprile, con cda importanti in scadenza come quelli di Generali e Intesa Sanpaolo. L’indicazione è emersa a margine dell’incontro del presidente uscente Marcello Messori con la stampa. «I consulenti di Spencer and Stuard hanno finito il loro lavoro: avevamo chiesto loro di individuare 4-6 canditati per ogni società a seconda dei posti a disposizione per le minoranze», ha detto Messori. Ora proseguirà il lavoro del comitato governance di Assogestioni per selezionare, all’interno della rosa, i candidati da indicare nelle liste di minoranza.

Fonte: Finanza & Mercati

 

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