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Le telefoniche falsano il mercato PDF Stampa E-mail
Notizie - RCA

L'Istituto superiore di vigilanza, il mondo politico e le stesse associazioni consumeristiche hanno fatto propria la tesi sostenuta da tempo dall'Associazione delle imprese di assicurazione, secondo cui la diversificazione dei canali distributivi comporterebbe una riduzione delle tariffe auto.

Dal momento che gli agenti raccolgono da soli oltre il 90% del mercato, la crescita dei competitori dovrebbe quindi generare effetti competitivi virtuosi e favorire la clientela nell'acquisto delle polizze obbligatorie. Per semplificare, i competitori degli agenti, possono essere suddivisi in tre tipologie: i broker, i quali però si affidano normalmente alle agenzie nella gestione dei contratti data la laboriosità della loro gestione, le compagnie dirette telefoniche e telematiche, che si avvalgono di dipendenti e call center, i nuovi player come le banche, le poste, i sindacati, le mutue di categoria che realizzano joint venture con imprese nazionali e d'oltre confine, o in alcuni casi, si apprestano a costituire compagnie proprie.

In realtà gli intermediari che si approvvigionano alla stessa fonte, cioè alle medesime compagnie, non possono essere considerati vere e proprie alternative agli agenti, in quanto le politiche tariffarie loro riservate si differenziano nel breve periodo, ma nel medio-lungo rispondono alle stesse logiche industriali. Accade quindi che un istituto si credito locale effettui per due o tre anni prezzi particolarmente scontati, magari facendo leva sulla gestione del credito, per convincere il cliente a rinunciare al servizio consulenziale pre e post-vendita offerto dall'agenzia assicurativa di sua fiducia. Si tratta in genere di iniziative fragili che, superato l'effetto sorpresa generato dalla scontistica applicata, si afflosciano nel breve periodo sotto il peso delle difficoltà incontrate nella manutenzione quotidiana dei contratti e soprattutto dei sinistri. Non vogliamo pensare che istituzioni e mondo politico intendano affidare all'improvvisazione di qualche isolato manager la soluzione del caro-polizze. E poi si sa che nel settore auto la raccolta sottoprezzo si paga a carissimo prezzo quando i premi incassati non compensano i sinistri pagati. Ciò che rimane dopo il passaggio di questi disinvolti esperimenti sono, da un lato, un mercato devastato dalla perdita dell'equilibrio tecnico e, dall'altro, una clientela disorientata dalla guerra del prezzo a discapito della qualità, dalla quale gli agenti, che lavorano con margini di contribuzione irrisori, escono sempre con le ossa rotte.

Il discorso delle compagnie telefoniche e telematiche, se vogliamo, è ancora più complesso, in quanto la loro carta vincente consiste nella facoltà di acquisire soltanto i clienti migliori attraverso un'esasperata personalizzazione dei profili tariffari. Ne consegue che talune tariffe applicate via telefono e web siano fortemente competitive e altre del tutto fuori mercato, proprio per evitare che la clientela meno profittevole le acquisti. Qualcuno potrebbe dire: bene, chi le trova convenienti le acquista e viceversa chi le considera troppo care si rivolge ad un altro competitore. Ma le tariffe delle compagnie dirette sono così sperequate in quanto contengono una quota di mutualità ridotta al minimo. I profili migliori non contribuiscono a rendere meno costosi quelli maggiormente a rischio.

E proprio in questo risiede l'anomalia: se tutte le compagnie adottassero lo stesso criterio, quanto costerebbero le polizze dei plurisinistrati, dei giovani di età inferiore ai venticinque anni, dei residenti nelle regioni meridionali? Al contrario le compagnie che si avvalgono della rete distributiva costituita dalle agenzie e che operano in tutto il territorio nazionale, devono farsi carico (ma sarebbe intollerabile che non lo facessero), della sostenibilità sociale delle tariffe applicate alle categorie più rischiose. In considerazione di ciò, non riusciamo a comprendere come facciano le associazioni dei consumatori a consentire il protrarsi di una situazione di questo genere. I premi versati alle compagnie telefoniche aumentano infatti il fabbisogno tariffario a carico dei clienti che si rivolgono alle compagnie tradizionali, dotate di reti agenziali strutturate per il presidio di tutto il territorio nazionale, comprese le regioni a più elevata densità criminale. Ci chiediamo pertanto come facciano le istituzioni di settore e il ministero competente a tollerare che le imprese telefoniche e telematiche adottino comportamenti commerciali non aderenti al vigente obbligo a contrarre anche nei confronti delle categorie a rischio, composte da milioni di cittadini che hanno il diritto di assolvere alla responsabilità di circolare a bordo di mezzi regolarmente assicurati.

Fonte: Italia Oggi

 

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